Da “Crimini e misteri per la stanza da bagno”.

Falsa impressione    

Vestito di cashmere e seta e con un paio di scarpe in cuoio italiano accuratamente lucidate, Mark scese dalla limousine davanti al più esclusivo club privato della città. Dall’auto uscirono anche due splendide donne che gli si misero alle calcagna. Il portiere del locale era stato assunto da poco.    «Come ti chiami?», chiese Mark infilando una mano in tasca.    «Frank Jones», rispose l’uomo, aprendo la massiccia porta di mogano. Mark estrasse una banconota nuova dal fermaglio d’oro e la tenne tra due dita, come una sigaretta. «Io sono Mark Hudson. Ti darò cinquanta dollari affinché tu possa ricordare il mio nome».    «Grazie, Mr. Hudson», disse Frank, dando un’occhiata compiaciuta a “Honest Abe” (Abramo Lincoln) sulla banconota e chiudendo le dita sul denaro.    Mark fece balenare i denti in un sorriso affettato ed entrò nel club con il suo seguito.    Il suo chauffeur rimase in piedi a qualche metro di distanza con espressione annoiata. Dopo che la porta si fu richiusa, quando Mr. Hudson era ormai dentro e fuori portata d’orecchio, disse: «Non lasciarti impressionare. Quel tipo è meno tranquillo di quanto sembri».    «Non mi interessa se è tranquillo, purché sia ricco!».    Frank intascò la banconota e si lisciò l’uniforme.    «Inoltre, tornerà in carcere in men che non si dica», aggiunse l’autista.    «Come lo sai?», chiese il portiere.    Perché lo chauffeur pensa che Mr. Hudson tornerà in carcere?

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