Fosco Maraini- Il dito mignolo

Fosco Maraini, etnologo italiano in Giappone durante la Seconda Mondiale, fu fatto prigioniero dai Giapponesi. Per ottenere una ciotola di riso in più per le sue figliole ( tra cui Dacia ) fa quello che potete leggere qui ( il racconto è un po’ forte, ma dice molto e vale la pena di leggerlo anche alla vostra età, tanto più che vedrete il film di Spielger “L’impero del Sole” che non è meno crudo, pur trattandosi di una fiction, mentre la vicenda di Fosco è realtà e storia):

” Fummo radunati dinanzi alla cucina, ed i commissari ci parlarono violentemente, usando le forme di massimo disprezzo di cui dispone la lingua giapponese, dicendoci suppergiù: «Dovreste vergognarvi a chiedere qualsiasi cosa, voi non avete alcun diritto, è già grande concessione che vi si lasci vivere, gli italiani sono dei bugiardi, dei traditori…».

«Allora – leggo nel diario di Topazia – Fosco salta sull’accetta (della cucina), si taglia il dito mignolo della mano sinistra, lo raccatta e lo porge al terrorizzato Kasuya gridando: «Itarya-jin uso tsuki de wa nai» (gli italiani non sono bugiardi). Tutti fuori di sé; terribile impressione. Io visto da dietro. Al primo momento non capisco niente, poi capito dalla faccia di Kasuya. Le tre bambine hanno visto e hanno cominciato un coro di strilli acutissimi. Io corsa con Toni in braccio, sono svenuta e B. mi ha portato su. Perdinci che imparino che anche noi abbiamo del carattere. I poliziotti molto scossi e pallidi»

Era vero, ricordo chiaramente Kasuya vestito di bianco e tutto macchiato di sangue. Questo particolare aveva la sua notevole importanza magica; col mio gesto obbligavo infatti il poliziotto ad una purificazione, trasferivo su di lui ogni responsabilità riguardo all’incidente. La violenza contro sé stessi testimonia al superiore, col sangue e con la sofferenza voluti, nei casi supremi col sacrificio della vita, la sincerità, l’impegno morale dell’inferiore, e deve compiersi con certe forme – come da noi un duello – perché esprima davvero un moto dello spirito. Fortunatamente tutto era andato benissimo.”

Da “Ore giapponesi”

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