Lavoro di gruppo

Nel gruppo, dopo un breve confronti, si dividono i compiti:

Gruppo 1

Due allievi si occupano del volantino o poster che si occupa della “Comunicazione dei sentimenti”.

Il prodotto richiesto prevede una bozza/Layout del manifesto o del volantino che contenga:

1- La denominazione del convegno, il titolo, insomma, che si intende dare al lavoro.

2- Slogan suggestivo che attragga l’attenzione del pubblico

2- La scaletta degli interventi ( v. sottogruppo 2)

3- Scelta dell’immagine grafica (disegno/fotografia/ grafico)

4- Indicazione del giorno, del luogo e dell’orario del convegno.

Materiali: Foglio da disegno, matita, penna, pennarello a punta fine.

Tempo di consegna: un’ora. Il prodotto va consegnato al docente alla fine dell’ora.

Gruppo 2 ( numero 1 o 2 elementi)

Preparazione della presentazione in forma scritta ( come spunto per il relatore) . Pensate a una presentazione di circa 15 minuti.

Tempo di consegna: un’ora. Consegna al docente.

Gruppo 3 in collaborazione con il gruppo 2

Preparazione delle slide ( minimo 10 slide).——> bozza delle slide ( disegnate)

Dopo aver preso visione delle slide messe a disposizione del gruppo e delle fotografie e dei filmati, preparare l’intervento indicando in modo preciso la successione delle slide.

Jacquerie

( da Wikipedia):

Jacquerie è un termine francese, ormai entrato nella terminologia storica, usato per indicare un’insurrezione popolare(generalmente contadina)[1], spontanea ovvero priva di una preparazione politica[2], e rivolta di norma, contro il nemico più immediato (il castello del signore locale, l’ufficio di registro catastale o tributario, gli esponenti di un potere autoritario o dittatoriale) e che spesso sfocia nel compimento di azioni di violenta ritorsione (resa dei conti).

Il termine è derivato da Jacques Bonhomme, il soprannome dato ai contadini dai nobili[3]. Dallo stesso soprannome, e non viceversa, deriva il termine jacque che indica un vestito corto e semplice che ricorda quello usato dai contadini durante le rivolte[4], da cui deriva l’italiano “giacca”.